Ho trovato una lista
nel cassetto del comodino di Maria
con scritti degli obiettivi da raggiungere;
dei nomi
e c’era anche il mio
ed era l’unico col quadratino vuoto.
Ho pensato che fosse un po’ come quando vai a fare la spesa
ti dimentichi sempre qualcosa
così sei costretto a recuperarlo il prima possibile
ma anche dopo una settimana intera
Maria imperterrita
non aggiungeva nessuna X accanto al mio nome,
non abbelliva con nessun simbolo quelle 7 lettere.
Oggi la professoressa ha dato un lavoro da fare a gruppi
io mi sono girata verso i miei amici,
abbiamo scherzato e poi ho proposto di fare il progetto insieme
e a tutti andava bene
ma quest’ultimo termine si è disgregato
quando io son stata l’unica ad aver lavorato
e portato un lavoro ben strutturato
che io ho un po’ amato e un po’ odiato
ho provato l’amore di Catullo per Lesbia;
ero felice, imbambolata di essere in un gruppo
ma con un odio denso dentro
per esser stata l’unica ad averci impiegato del tempo.
La mia Fides si è spezzata con un ragazzo che un tempo mi piaceva
gli raccontavo delle storie osservando la luna piena
e lui mi faceva sentire
come la prima persona che lo faceva ammattire,
maledire il passare delle ore
e diminuire il mio dolore di quella vecchia esclusione.
Un giorno avevo una riunione di lavoro
e mentre camminavo
odiando i miei tacchi e il male ai piedi
ho visto da lontano Mattia,
con una ragazza addosso
lui tutto rosso e lei non lasciava il posto
infatti l’ho abbandonato io;
Mattia, lei, quel dannato parcheggio e il lavoro.
Tutti i giorni accendo la tv
anche quando non la devo guardare,
mi piace sentire come sottofondo qualcuno parlare
solo che ieri si è rotta,
non sono riuscita ad aggiustarla
e ormai è troppo tardi per chiamare qualcuno
ma non so come addormentarmi
se non sono cullata da uno stormo di voci diverse
miscelate a colonne sonore.
Non ho più l’onore da tempo di ascoltare il mio cervello scontento
e sta sera sto impazzendo
perché non riesco a vedere nulla di bello,
chiamo mia madre ma sta già dormendo
la rubrica è già finita
e la musica non mi dona fin troppa vita,
non trovo il podcast perfetto
e finisce che rimango nel letto, fissando il mio giubbetto
che indosserò domani al mattino
per andare ad aggiustarla nel posto più vicino.
Una volta ha iniziato a piovere
e non avevo un ombrello
né tantomeno dei soldi per comprarlo.
Ho camminato per 20 minuti
con attorno nessuno degno di fare una piccola azione
e questo acquazzone
ha dato alle mie parole una sorta di colore,
di espressione letteraria
come se stessero tutte volando per aria
lasciando in pensione il mio corpo.
Io vagavo e nel mentre mi alleggerivo
non capivo che nesso avesse tutto questo
andavo avanti e diventavo leggera
ho alzato lo sguardo e mi son resa conto che c’era la luna piena
mi è venuto in mente Mattia, poi tutti gli altri
Maria e la sua lista,
mamma che non mi ha mai richiamata.
Ho continuato dunque ad avanzare
piuttosto velocemente
per poi
finalmente, annegare.