Non occorreva certo che fosse Musk a dircelo: l’empatia è la weakness, la debolezza, della civiltà occidentale, e la risposta empatica il suo bug, letteralmente lo scarafaggio che si inserisce in un meccanismo pulito e funzionante andando a rosicchiarlo fino a guastarlo. È un’affermazione che ha perfettamente senso se con “civiltà occidentale” si intende una dimensione in cui conto solo io e tutto ciò che sta al di fuori della staccionata del mio giardino non mi riguarda. In una civiltà che tende a essere più una somma di particelle che una rete di relazioni l’empatia può rappresentare un problema, quando il vento sollevato dallo spostamento di un altro devia la mia chirurgica traiettoria. Peccato (per Musk, s’intende) che l’empatia sia un bug non debellabile, trattandosi di una «dotazione naturale» (Gallese, Morelli, 2024) dell’essere umano, che esercitiamo anche contro la nostra volontà. Il tema attorno al quale si sviluppano i contributi di questo numero di Passion&Linguaggi è proprio la linea di tensione creata dalla solitudine e dall’individualismo, che può aprire aree di rispetto attorno a ciascuno di noi così come portare a derive estreme in nome di una fantomatica conservazione di sé stessi – derive per le quali, ad esempio, è prima pensabile e poi fattibile realizzare un video orgogliosi e minacciosi, in cappellino da baseball e piega perfetta, davanti a una gabbia piena di prigionieri stipati in bella mostra, senza che nessuna delle persone coinvolte in questa brillante idea mediatica sollevino lo sguardo dal proprio piccolo compito, dal proprio piccolo pezzettino, per guardarvi oltre.
Il bug
