Sherry Turkle, Insieme ma soli, Einaudi, Torino 2019

Autore

Ugo Morelli
Ugo Morelli, psicologo, studioso di scienze cognitive e scrittore, oggi insegna Scienze Cognitive applicate al paesaggio e alla vivibilità al DIARC, Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II di Napoli; è Direttore Scientifico del Corso Executive di alta formazione, Modelli di Business per la Sostenibilità Ambientale, presso CUOA Business School, Altavilla Vicentina. Già professore presso le Università degli Studi di Venezia e di Bergamo, è autore di un ampio numero di pubblicazioni, tra le quali: Mente e Bellezza. Arte, creatività e innovazione, Allemandi & C, Torino 2010; Mente e paesaggio. Una teoria della vivibilità, Bollati Boringhieri, Torino 2011; Il conflitto generativo, Città Nuova, Roma 2013; Paesaggio lingua madre, Erickson, Trento 2014; Noi, infanti planetari, Meltemi, Milano 2017; Eppur si crea. Creatività, bellezza, vivibilità, Città Nuova, Roma 2018; Noi siamo un dialogo, Città Nuova Editrice, Roma 2020; I paesaggi della nostra vita, Silvana Editoriale, Milano 2020. Collabora stabilmente con Animazione Sociale, Persone & Conoscenza, Sviluppo & Organizzazione, doppiozero, i dorsi del Corriere della Sera del Trentino, dell’Alto Adige, del Veneto e di Bologna, e con Il Mattino di Napoli.

Perché ci aspettiamo sempre più dalla tecnologia e sempre meno dagli altri? È il sottotitolo del suo libro…

La crisi di legame della nostra contemporaneità, con il dominio della tecnica, ha prodotto un progressivo affidamento alle soluzioni immediate e pratiche. Abbiamo difficoltà progressive con la complessità delle relazioni; è come se avessimo rivolto le nostre attese verso le cose inerti.

Nel suo osservatorio dell’Università di Harvard quali sono le principali indicazioni che emergono?

Cresce sempre più il tempo trascorso sui social soprattutto dalle adolescenti e dagli adolescenti, con effetti di solitudine particolarmente impegnativi.

Come è possibile che un essere intersoggettivo e relazionale come un essere umano si rinchiuda nella solitudine?

È principalmente un problema di gestione delle relazioni e degli affetti primari. La solitudine viene da lontano e bisogna guardare soprattutto al comportamento dei genitori.

E allora?

Abbiamo molto margine per educare le menti a governare le tecnologie e a non subirle, ma è necessario investire in questa direzione, anche e soprattutto per una questione di libertà e democrazia.

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